martedì 3 marzo 2015

Agricoltura produttivistica e meno produttiva, il pensiero di Latouche


Quando si parla di corretto stile di vita vengono in mente i fondamenti della decrescita  di Latouche, economista e  filoso francese. Tema molto controverso che negli anni ha contrapposto numerose fazioni, chi lo promuove e chi invece ne critica le potenzialità. Un po’ di chiarezza sul tema,a chi fosse interessato, lo si può avere solo ascoltando le basi teoriche del suo promotore, solo così si capisce come molti, forse troppi, utilizzino tale teoria stravolgendone i propositi.
Per Latuoche la decrescita deve essere  vista come una matrice di alternative, non come una singola idea, durante la lectio magistralis tenuta presso l’Università del Sannio, ha ricordato i due filosofi da cui ha preso spunto, per la definizione del suo modo di intendere la crescita di una comunità,   da GB Vico e d Aristotele, oltre che  di  Karl Polanyi e Ivan Illich. Il filosofo, di fronte ad un nutrito pubblico eterogeneo per età ed estrazione culturale,  ha esordito  in modo da sconcertare un po’ la platea affermando che “ non esiste lo sviluppo senza crescita”, frase che nessuno si aspettava dal promotore della decrescita, nell’immaginario collettivo infatti, la decrescita è  vista come il classico uomo che coltiva il suo orticello riuscendo a sopravvivere solo con le poche cose a disposizione, senza corrente, senza rifiuti. Latouche ha detto che è sbagliato definire la decrescita come slogan, per poter arrivare” all’economia della felicità è necessario abbandonare il modus vivendi della società della crescita”.
Per poter fare ciò è necessario eliminare le tre tipologie di illimitatezza che compongono l’economia della crescita:
illimitatezza del prodotto
illibatezza dei bisogni artificiali
illimitatezza della produzione dei rifiuti
questo è possibile attraverso il rafforzamento della cooperazione , al fine di giungere ad una società frugale. Ma come fare tutto ciò? La soluzione è quella della transazione, cioè fare dei compromessi.
Esempio lampante è quello legato all’accesso al cibo. Si oggi si fa decrescita con azioni concrete, del terzo millennio, attraverso i GAS ( gruppo di azioni locali), con il km zero, con l’utilizzo di cibo locale etc, orientandosi quindi ad una agricoltura produttivistica e meno produttiva. Parlando quindi del lato gastronomico della decrescita:  consumatore+ sano+ buono+giusto.

L’intervento di Latouche è stato inserito nella presentazione del master di I livello promosso dalla Università de Sannio rivolto ai manager del terzo settore (Master per Manager delle Imprese Agro-sociali e delle Reti Territoriali -MIART). Ad aprire i lavori Giuseppe Marotta, che  nello spiegar le motivazioni della presenza del maestro così ha  dichiarato direttore del DEMM” Troppo spesso, capita che si modifichi il suo pensiero.  Se è vero che oggi ci si orienti verso l’economia del profitto, d’altro canto ci si sta rendendo conto su come si debba oggi  pensare, soprattutto in particolari contesti, alla riterritorializzazione, cioè nel far  rinascere  dalle ceneri della globalizzazione  le nuove risorse quali l’agroalimentare, il paesaggio, l’artigianato etc.