intervista su Oggiscuola.it



È indubbio che oggi la scuola viva una situazione davvero complessa. I recenti fatti di cronaca – dalla docente sfregiata in classe, ai gravi episodi di bullismo – ci danno da pensare in termini di riappropriazione da parte della scuola, di scelte e strategie di pianificazione e gestione delle emergenze educative. È dalla qualità dell’istruzione che si misura il grado di civiltà di un paese. È dalla qualità del sistema scolastico che si misura la competitività del nostro paese rispetto all’Europa.
E poi ci sono i docenti, sempre più sfiduciati di fronte ai gravi danni provocati dalla legge 107. E ancora le vicende degli ITP e dei DM che tengono banco dal punto di vista dei ricorsi e degli interventi giurisdizionali ma nel modo peggiore, perché ITP e DM sono gli agnelli sacrificali di un sistema pieno di troppe criticità certamente non da loro provocate.
Troppe le questioni in campo che devono essere affrontate una ad una, singolarmente e in modo puntuale, ma anche in sinergia tra loro per evitare che interventi migliorativi di un profilo possano essere peggiorativi di un altro. Finora abbiamo assistito solo a proposte generiche, confuse e poco chiare per non dire poco coerenti ma senza dubbio epidermiche senza andare a fondo dei veri problemi.
 Il punto di partenza fondamentale deve essere una profonda revisione della legge 107 che fa acqua da molti punti di vista. Troppe anomalie ne fanno uno strumento legislativo assurdo in ordine al reclutamento, alla mobilità dei docenti, alla valorizzazione dei bravi docenti che abbiamo in Italia.
E poi centrale sarà anche il tema del precariato. In un paese che vuole definirsi civile, è inammissibile avere migliaia di supplenti che, pur avendo gli stessi carichi didattici e funzionali dei docenti di ruolo, ricevono lo stipendio con tre, quattro anche sei mesi di ritardo. Ridare dignità e stabilizzazione ai precari è un altro nodo importante per migliorare la qualità della nostra scuola.
E poi ci vuole molta attenzione ai nostri studenti che sono il futuro di questo paese. Prevenire e contrastare il bullismo, maggiore impegno e attenzione ai bisogni educativi speciali, educare alla cittadinanza, fare inclusione, agire sulle cause sociali e familiari che intralciano l’apprendimento: è questa la vera buona scuola. Una scuola che è autonoma e che gode di strumenti importanti di scelta autonoma sarà in grado di affrontare i problemi locali che certamente sono diversi da scuola a scuola e che richiedono strumenti uguali per risoluzioni differenti.
Si deve investire in modo serio sull’alternanza scuola – lavoro e sull’istruzione tecnica perché siano veramente valorizzazione delle competenze e opportunità per un ingresso dignitoso nel mondo del lavoro. No alle classi pollaio e no alle scuole poco sicure dal punto di vista edilizio e sismico, sì alla tecnologia: le nostre scuole devono diventare sempre più “smart” purché delle ITC se ne faccia un uso consapevole e competente.